Prefazione a cura di Gioia Re
Indiana Poetessa romantica lascia i versi ed entra nel XIII secolo con lo spirito di un’eroina del tempo.
Il suo romanzo cavalleresco racconta le imprese di quattro cavalieri dell’ordine dei Valorosi incaricati dalla Santa Sede di recuperare la reliquia di San Giorgio per restituirla a Roma. Camuffati per sfuggire a vecchi nemici che ancora li cercano, assumono identità diverse, senza sapere nulla l’uno dell’altro.
Il motto: salvare la pelle e portare a termine il mandato ricevuto.
Tra incontri e scontri, l’azione si anima e il racconto prende corpo. Giovanni, nelle vesti di un suonatore di ghironda mescolato ad un gruppo di circensi, si imbatte nel marchese Ugo Serrani che in punto di morte lo supplica di liberare la figlia rapita, prigioniera nel convento di Montecastello Pisano.
Vieri, maestro dell’arco con la spada sempre affilata, nonché architectus, soccorre un bambino scambiatino che, secondo la credenza popolare, era considerato creatura sostituita dal demonio.
Bartolomeo si imbatte in un torneo cavalleresco e salva la vita ad un Cavaliere promesso sposo, accoltellato a tradimento, indossa i suoi abiti e vince. Galgano il nostromo, soccorre il cardinale di Venezia, Gregoriano, che gli dona un prezioso anello da mostrare alle guardie del Papa come segno di riconoscimento. Impervio il cammino, ricco di colpi di scena, di incontri interessanti.
Lode e onore ai quattro Cavalieri coraggiosi, uomini di cui si è smarrito lo stampo.
Sorride l’autrice, quando le domando se le sarebbe piaciuto donare il suo cuore ad uno dei quattro cavalieri. La risposta non si è fatta attendere: uomini come i quattro cavalieri mantenevano le promesse fatte…
Non aggiungo altro.