“I melograni di Anselmo” di Leonardo Butelli è un romanzo che racconta, con rara onestà, un percorso di trasformazione personale, in cui il protagonista Anselmo si trova a fronteggiare una serie di eventi dolorosi e inaspettati. Ambientata fra Montecatini Terme e le campagne circostanti, la storia si apre con la drammatica scoperta della tossicodipendenza del figlio di Anselmo e con la malattia in stadio avanzato di un amico caro, Luca. Già da queste premesse si comprende la dimensione fortemente umana del romanzo, che non fa sconti né ai protagonisti né ai lettori.
Il punto di forza principale sta nella caratterizzazione dei personaggi, tratteggiati in modo vivido e convincente: Anselmo, in particolare, oscilla tra il coraggio di chi vuole salvare la propria famiglia e il bisogno di prendersi cura di se stesso, fuggendo da una vita matrimoniale che gli appare asfissiante. L’autore conduce il lettore attraverso i pensieri e i sentimenti del protagonista, con frequenti riferimenti letterari e filosofici (Marco Aurelio, autori classici, ma anche echi di letteratura contemporanea), rendendo la vicenda ancora più intensa dal punto di vista emotivo.
Il ritmo narrativo è ben calibrato: la scrittura è scorrevole, ma densa di riflessioni esistenziali che invitano a una lettura mai superficiale. Le pagine si tingono di noir quando emerge il tema del traffico di stupefacenti, ma è la dimensione intima a prevalere: i rapporti familiari, l’amicizia e il desiderio di riscatto si intrecciano in una trama che non sfugge alle contraddizioni della società odierna. In questo realismo dai toni spesso crudi, i melograni si ergono a simbolo di rigenerazione, ricordandoci che anche dal dolore più cupo può scaturire una forma di speranza.
In definitiva, “I melograni di Anselmo” è un romanzo toccante e autentico, che unisce introspezione e narrazione fluida, offrendo al lettore uno spaccato di vita e un richiamo a non arrendersi di fronte alle avversità. Un’opera che, pur nella sua drammaticità, lascia intravedere la possibilità di trovare nuova luce nelle crepe dell’esistenza.
Aurora Galli