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Recensione – Un vagone di ricordi di Luisa Marangon

Ci sono storie che scorrono come un film davanti agli occhi del lettore, grazie a una scrittura vivace e autentica che riesce a catturare la quotidianità con delicatezza e ironia. Un vagone di ricordi di Luisa Marangon è una di queste. Un romanzo che si muove con leggerezza tra il comico e il malinconico, tra il presente e il passato, portandoci all’interno di una famiglia vivace e imperfetta, ma incredibilmente reale.

Un viaggio tra sogni e ricordi

La protagonista, Chiara, è una giovane universitaria che vive con la testa tra le nuvole e i piedi sui binari di un treno, il mezzo che la conduce ogni giorno alla sua routine ma che, al tempo stesso, diventa il simbolo di un viaggio più profondo, quello della memoria. Il titolo del romanzo non è casuale: il vagone è il luogo fisico in cui Chiara sogna, riflette e rievoca il passato, ma è anche una metafora della vita stessa, un continuo muoversi tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Attorno a lei ruota una famiglia che sembra uscita da una commedia teatrale: i genitori, Angelo e Magi, sono una coppia affiatata, esuberante e spesso esilarante, capaci di rendere ogni scena un piccolo spettacolo di vita quotidiana. La sorella Betty, invece, è immersa nei preparativi del suo matrimonio con Paolo, il quale porta con sé il peso di un incidente passato che ha lasciato tracce profonde nel suo modo di vivere.

Un amore che cresce lentamente

Nel cuore della storia si inserisce Fabrizio, un giovane giardiniere dal carattere introverso, ma capace di scalfire la corazza di Chiara. La loro relazione si sviluppa con lentezza, quasi timidamente, con quel ritmo sincero e reale che rende la narrazione ancora più coinvolgente. È una slow romance che non si consuma in colpi di scena, ma che si costruisce passo dopo passo, tra sguardi, esitazioni e piccoli gesti quotidiani.

Tra ilarità e nostalgia

Uno degli elementi più riusciti del romanzo è l’alternanza tra leggerezza e profondità. Se da un lato i dialoghi frizzanti e le situazioni tragicomiche strappano un sorriso, dall’altro il romanzo è attraversato da un velo di nostalgia, simboleggiato da un foulard rosso con matrioske, legato a un doloroso evento familiare. È proprio questa dualità a rendere Un vagone di ricordi così speciale: un libro che fa ridere di gusto, ma che sa anche fermarsi a riflettere sulle cicatrici del passato e sull’importanza dei legami.

Uno stile narrativo coinvolgente

Luisa Marangon ha il merito di costruire una storia che scorre con naturalezza, grazie a una scrittura fluida e ricca di dialoghi vivaci. La struttura del romanzo richiama quasi una sceneggiatura teatrale, con i personaggi che si muovono sul palco della quotidianità in modo autentico e spontaneo. La scelta di alternare momenti di pura comicità a passaggi più intimi e riflessivi dà alla narrazione un ritmo piacevole e mai monotono.

Conclusione

Un vagone di ricordi è un romanzo che conquista con il suo mix di leggerezza e profondità, portando il lettore in un viaggio fatto di affetti, sogni e risate. È una lettura perfetta per chi ama le storie familiari ricche di ironia, ma anche per chi cerca un racconto capace di emozionare e far riflettere. Luisa Marangon ci regala un’opera che profuma di realtà, con personaggi indimenticabili e un’ambientazione che diventa essa stessa un simbolo di crescita e cambiamento.

Una storia che, proprio come un treno in corsa, ci trasporta attraverso i paesaggi della vita, tra fermate inaspettate e binari che conducono dritti nel cuore.

Aurora Galli